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Prometeia: le previsioni macro dopo il Covid-19

Pubblicato il 27/03/2020 alle ore 10:43:29

Covid-19, le previsioni di Prometeia


  • Pil Italia 2020 -6,5%

 

  • Dopo la crisi del 2008-2009, l’Italia lascerà sul terreno un altro importante pezzo di crescita

 

  • A fine 2020 il debito/Pil sarà al 150%: nel medio periodo l’Italia dovrà convivere con un elevato livello di debito pubblico, con quali conseguenze?

 

  • È necessario un piano congiunto europeo per fronteggiare l’emergenza e programmare il rilancio, altrimenti l’Europa rischia il proprio futuro

 

Nel quadro della recessione globale più profonda dal secondo Dopoguerra, l’Italia, con un settore servizi e turismo caratterizzato da piccole e medie imprese, e un settore pubblico con un debito già elevato, rischia di essere tra gli Stati più fragili. Nessun paese potrà uscire da solo dalla crisi. Per Prometeia occorre un forte e tempestivo piano a livello europeo per fronteggiare l’emergenza e rilanciare l’attività economica: non solo sotto il profilo finanziario, ma anche della crescita reale. Dopo la crisi finanziaria del 2008, in cui l’Italia ha lasciato sul terreno, per non recuperarlo mai del tutto, un pezzo importante della crescita, anche in questa crisi il nostro Paese lascerà indietro una parte rilevante della propria crescita; negli anni a venire, infatti, recupererà solo parzialmente quanto perso nel 2020. 
 

  • Ipotizzando una lenta e selettiva rimozione dei blocchi produttivi a partire da inizio maggio, Prometeia prevede una contrazione del Pil italiano nel 2020 del 6,5%. Il rimbalzo sarà solo graduale verso l’autunno, portando al +3,3% nel 2021 e al +1,2% nel 2022.
     

  • Le politiche monetarie della Bce allenteranno le tensioni sui titoli di Stato italiani nel breve periodo, ma l’intervento fiscale del governo non potrà che essere limitato nel sostenere la domanda; a fine 2020 il deficit/Pil avrà raggiunto il 6,6% e il debito/Pil il 150%. Nel medio periodo l’Italia dovrà convivere con un elevato livello di disavanzo pubblico (di nuovo sotto il 3% solo nel 2022).
     

  • Nel 2020, Pil mondiale -1,6% e commercio internazionale di merci -9,4%. Nel 2021 e 2022 la crescita globale sarà, rispettivamente, del 4,6% e 3,3%.
     

  • Il mantenimento della stabilità macroeconomica nell’Eurozona (Pil 2020 -5,1%; Pil 2021 +3,4%), e non solo in Italia, richiederà una risposta forte e coordinata a livello Ue: ad esempio attraverso il finanziamento delle maggiori spese con emissioni di titoli europei e la costituzione di un vero e proprio safe asset, che possa anche facilitare la diversificazione del rischio a livello continentale.
     

  • In Cina riduzione tendenziale del Pil nel primo trimestre del 6,7% ma incremento medio annuo del 3,2%, per effetto della ripresa nella seconda metà dell’anno.

  • Mentre è in via di approvazione il piano di stimolo economico più ingente di sempre, gli Stati Uniti nel 2020 si contrarranno del 2,5%, per risalire del 3,6% l’anno dopo.

 

Italia tra i paesi più fragili, necessario uno shock europeo

Nello scenario base, ipotizzando una lenta e selezionata rimozione dei blocchi anti-contagio a partire da inizio maggio, la contrazione del Pil italiano nel 2020 sarà almeno del 6,5%: in un solo anno, una recessione di portata equivalente alla caduta del biennio 2008-2009. Prometeia stima nei primi due trimestri dell’anno una riduzione del Pil superiore al 10% rispetto alla situazione pre-crisi, con differenze settoriali molto ampie: dal -10% della manifattura al -27% dei servizi legati al turismo, fino al -16% dei servizi di trasporto e delle attività legate all’intrattenimento.


Nonostante le misure fiscali già annunciate (oltre due punti percentuali di Pil in totale quest’anno) – cospicue ma limitate dall’elevato debito pubblico – la profondità della recessione e la lentezza della ripresa non potranno che indebolire ulteriormente la capacità produttiva e le finanze pubbliche del paese. Nello scenario base di Prometeia, l’Italia si ritroverebbe nel 2022 con un livello del Pil ancora al di sotto del livello 2019 di oltre 2 punti percentuali, con un debito sovrano inchiodato al 150%. 


In questo contesto, la stabilità macroeconomica verrà garantita solo in un quadro di maggiore condivisione a livello europeo degli oneri della crisi sanitaria e dei suoi effetti. La natura dello shock, simmetrico ed esogeno, necessita di una risposta comune sia nel fronteggiare l’aumento di spese legato alle esigenze immediate sia per sostenere la ripresa dell’economia reale. Nessun paese potrà uscirne da solo. Finanziare queste spese con emissioni di titoli europei permetterebbe di ridurne l’onere sui bilanci nazionali e di fare anche un passo in avanti verso la creazione di quel safe asset continentale che potrebbe favorire la diversificazione del rischio dei sistemi finanziari. Non procedere su questa strada rischierebbe di indebolire il progetto europeo, mettendone a rischio il futuro.

 

Shock reale, recessione globale

Mentre dieci anni fa lo scoppio della crisi originò dalla finanza, oggi la natura dello shock è di tipo reale (i blocchi alle attività e le quarantene). In questa prima fase sta colpendo in particolare i servizi, la fetta più importante del valore aggiunto nei paesi avanzati, con più occupati rispetto alla manifattura e dove le vendite perse difficilmente possono essere recuperate. La natura reale e globale di una crisi che parte dai servizi comporta effetti moltiplicativi molto pesanti legati agli scambi internazionali, rendendo la riduzione di attività particolarmente intensa. 


Pur con tutte le incertezze legate alla durata e all’intensità delle chiusure – e alla successiva reattività con cui i diversi paesi proveranno a riprendersi – Prometeia stima per il 2020 una recessione dell’economia mondiale (-1,6%), diffusa ai paesi industrializzati e non, dove solo la Cina evita una flessione grazie al rimbalzo positivo già nella seconda parte dell’anno. Per fare un confronto, nella Grande Recessione del 2009, la caduta globale dell’attività era stata dello 0,4%. Il traino di Pechino e l’ipotesi di ritorno alla “quasi normalità” entro la fine dell’anno per tutti i paesi industrializzati, è comunque alla base della previsione di una caduta del commercio mondiale “solo” del 9,4%. Nel 2021 il rimbalzo dell’economia globale dovrebbe attestarsi al 4,6%.


Negli Stati Uniti, infine, dove è in corso di approvazione un pacchetto di misure senza precedenti da 2.000 miliardi di dollari (il 9,3% del reddito nazionale, più del livello del Pil italiano) in aiuto a imprese e famiglie, il Pil nel 2020 cadrà del 2,5%, per poi riprendersi del 3,6% l’anno successivo.

 

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